PENSIONI : LEGGE DI BILANCIO 2021

 

 

Diverse le novità inserite nella legge di bilancio 2021 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre scorso.

Potevamo attenderci un po’ più di coraggio dall’Esecutivo ma, tutto sommato, con questi chiari di luna, lo sforzo è stato apprezzabile.

Ancora una volta, però, i dimenticati sono stati i pensionati e nella manovra non entrano misure concrete per un aumento consistente degli assegni previdenziali, che negli ultimi nove anni hanno subito penalizzazioni da un sistema di perequazione che ha posto un freno all’adeguamento degli assegni con il crescere del rateo.

Una delle novità sul fronte delle pensioni degna di attenzione è che il Governo ha evitato di prorogare la rivalutazione calmierata degli assegni, che ricordo, prevedeva l’adeguamento al costo della vita sulla base di sette scaglioni fino a tutto il 2023.

Dunque, si tornerà ad un adeguamento più decoroso, con rivalutazioni più alte per chi percepisce un assegno superiore a quattro volte il minimo (pari a 515,58 euro mensili).

Gli scaglioni questa volta saranno tre:

–         il primo, al 100%, fino alla quota di quattro volte il trattamento minimo (2062,32 euro lordi);

–         il secondo, al 90%, per la quota da quattro a cinque volte il trattamento minimo (2577,9 euro lordi);;

–         il terzo, al 75%, per la quota sopra cinque volte il trattamento.

Facendo però i conti sul 2021, causa la recessione dovuta alla pandemia, l’inflazione sarà pari a zero e gli aumenti li vedremo in realtà, se la situazione pandemica cambierà e ce lo auguriamo tutti, solo a partire da gennaio 2022.

In una nota l’INPS ha comunicato, inoltre, che l’inflazione nel 2020 è stata del 0,5% contrariamente allo 0,4% programmato, quindi nell’assegno di gennaio ci sarà un mini conguaglio del 0,1%, una miseria ma questo è.

Altre novità sul fronte delle pensioni, ancora, in attesa della riforma strutturale annunciata per il 2022, sono:

la conferma delle misure di accesso alla pensione come l’APE Sociale, prorogata fino al 31 dicembre 2021 che permette di anticipare a 63 anni la pensione fino al raggiungimento dell’età per quella di vecchiaia oggi a 67 anni e quota 100 che, ricordo, terminerà, per volere dello scorso Governo giallo-verde, nel 2023.

Prevista la nona salvaguardia per e i 6.000 lavoratori rimasti fuori dall’ultima, mentre la misura per la pensione anticipata viene confermata per un altro anno, fino alla fine del 2021. Confermata anche opzione donna, che permette alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni di età, 59 per le autonome e 35 anni di contributi. Opzione donna viene estesa anche alle lavoratrici che acquisiscono i requisiti suddetti entro il 31 dicembre 2020. Permane la finestra tra il raggiungimento dei requisiti per la pensione e la decorrenza della stessa di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

Altro elemento di novità per la riforma delle pensioni 2021 è quello che riguarda il calcolo dei requisiti per la pensione con il part-time verticale. La riforma delle pensioni in Legge di Bilancio per il 2021 prevede che il periodo prestato con contratto di lavoro a tempo parziale sia da considerare per intero, utile ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione.

E ancora, per le aziende con più di 15 dipendenti con personale eccedente è prevista “l’isopensione”, che può servire per accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani attraverso accordi sindacali. Con l’accordo, che deve essere validato dall’INPS, il lavoratore può raggiungere i requisiti minimi per la pensione entro i 7 anni successivi, di vecchiaia o anticipata, e ricevere una prestazione per lo scivolo a carico del datore di lavoro d’importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti.

 

4 gennaio 2021 La redazione FAP ACLI Veneto